Un blog che parla di musica, quando muore uno come Michael Jackson, qualcosa dovrebbe dirla. Non sono un fan. Non l’ho nemmeno capito e apprezzato subito. Ero piccolo e snob, non sentivo abbastanza chitarre e vedevo troppo gossip intorno. Mi sembrava un gran ballerino e una macchietta, sorridevo all’espressione “re del pop”. In fondo nel 1995 avevo 16 anni e lui se ne usciva con You are not alone. Terribile.
Mi ci sono avvicinato piano, ma alla fine ne ho capito la grandezza. Era un artista geniale, punto e basta. Certo ha avuto anche un gran talento nel muoversi nell’era dell’immagine, almeno nella prima parte della sua carriera adulta.
Comunque, per scoprirlo, sono partito dai Jackson Five. All’inizio conoscevo solo ABC, che mi faceva impazzire. Poi I want you back, Ben…la Motown è il mio punto debole. E’ stato come uno sdoganamento, ho ripercorso la carriera del “re del pop” e ho scoperto dove stava il genio. Ha fatto cose che ancora adesso suonano inarrivabili, termini di paragone irraggiungibili. Grazie anche e soprattutto a Quincy Jones, a dirla tutta.
Non sorrido più a quell’espressione, era il “re del pop”, niente da dire. Ed era un’icona, forse l’ultima nel mondo del pop.
Non saprei cosa scegliere come canzone, forse un pezzo dei Jackson Five sarebbe l’ideale. Oppure un classico, Thriller col suo video incredibile, Billy Jean e il suo giro di basso, Black or White che mi diverte sempre. Forse Bad.
No, la grandezza di Michael Jackson io l’ho trovata in Say, say, say. In quegli anni, fare un pezzo con McCartney e non affondare con lui è stata un’impresa (chiedere a Stevie Wonder, brividi).
Fra i classici, mi sa che la mia preferita è questa.
Mi ha messo un po’ di tristezza la notizia di Cristiano De Andrè in tour con le canzoni del padre: De Andrè canta De Andrè, arrivederci e grazie a 47 anni al tentativo di staccarsi dall’ingombrante figura di papà-Faber. Dispiace per Cristiano, cantautore raffinato e musicista eclettico e preparato (mi sento Fegiz quando mi lancio in queste boiate). Se non fosse per quel cognome se lo sarebbero filati pochissimo, ma quei pochi che sono riusciti a non ascoltarlo come figlio di Fabrizio hanno scoperto un grande autore e un ottimo interprete. Comunque se c’è qualcuno che può cantare Faber, con buona pace della PFM, è Cristiano, quindi mi dispiacerà non riuscire a sentirlo. Soprattutto quell’ultima data, 16 settembre, Genova, Porto Antico. Cose che dimentico è un capolavoro, anche se Fabrizio ci mise del suo. Ma tutta la produzione di Cristiano meriterebbe più attenzione.
Se hai diciannove anni e la ragazza che vorresti fosse la tua ragazza e con la quale hai una bella intesa intellettuale, direi soprattutto musicale, ti propone una band emergente che ha sentito su quel programma radiofonico che ascoltate entrambi ogni sera (ma non quella sera, che te lo sei perso), ovvio che ci affondi le orecchie e il cuore, in quella band, ovvio che lo fai. Se poi, non sai come, non sai perché, pensi che quella band sia di Liverpool, come i Beatles, che sono il tuo gruppo preferito, da sempre, beh allora stai certo che su quella band ci passerai più di una sera.
I Gomez non erano di Liverpool, ma venivano da quella zona, Southport, Merseyside. E facevano qualcosa che riascoltato oggi suona ancora nuovo, diverso, affascinante. Che musica facevano i Gomez? Che musica fanno i Gomez, visto che ancora sono in giro? E che ne so? Certo, il primo album (Bring it on) era un gioiellino e lo è ancora oggi, undici anni dopo. Mi è difficile scegliere un pezzo. Get miles è proprio il pezzo con cui li ho conosciuti, stava sulla cassettina della ragazza di cui sopra.