Edda.
Lo sapevo che avevo fatto bene a non stilare classifiche. Magari ci passi un mese a ragionarci sopra, finalmente arrivi a una conclusione e ti ritieni soddisfatto. Ma due giorni dopo ti accorgi che quell’album che hai ascoltato solo di sfuggita meritava di più e quello che stava al primo posto dopo una settimana ti ha stancato. Poi passa un mese e scopri che l’album più bello è quello che ancora non avevi ascoltato.
E magari era l’album di Edda. Potrei dire di essere un vecchio fan dei Ritmo Tribale che si è chiesto tutti questi anni che fine avesse fatto Stefano “Edda” Rampoldi, il cantante. Potrei, ma non sarebbe la verità. I Ritmo Tribale li ascoltavo come centinaia di altre cose, più o meno, giusto quello che passava Videomusic in rotazione, poco più. Quindi non sapevo nulla di lui, della sua scomparsa dalle scene, della tossicodipendenza. Al culmine del successo (i Ritmo Tribale erano fra le rock band più apprezzate in Italia nei favolosi, alternativi anni Novanta), Edda lascia il gruppo e scompare. Poi il tunnel dal quale esce faticosamente e con grande dignità. Ora Edda fa ponteggi, come dice in una canzone dell’album, la struggente Milano, che ho scelto per il post. Soprattutto per chi non lo conoscesse, consiglio l’intervista della Bignardi. Poi l’album, Semper biot.
Se cercate un cazzotto allo stomaco, questo è l’album giusto. Semper biot è un album che graffia e fa sanguinare, perché Edda è “sempre nudo” (questo il significato del titolo, in dialetto milanese), con la sua chitarra e le sue parole, struggenti, devastanti, come la sua voce sofferente, dilaniata. Semper biot è ‘ l’album che ripaga di tutte le sciocchezze che capita di ascoltare alla ricerca di qualcosa che valga davvero. E’ un’esperienza per cui vale la pena sanguinare per poi magari trovare conforto sempre lì, da Edda, semper biot.
Ten for the weekend. Stavolta vi toccano i Baustelle.
Questa settimana il mio iPod è stato frequentato solo dai Baustelle o quasi. A breve è prevista l’uscita del nuovo album e i Baustelle sono, in Italia, fra i pochi di cui ancora aspetto con interesse le novità. Perché non hanno sbagliato nessuno dei precedenti quattro album, e non è cosa da poco, perché anche strizzando l’occhio alle radio non cedono alla banalità, perché considero Francesco Bianconi un autore di livello superiore alla media (sentire anche l’ottima Bruci la città di Irene Grandi, che tra l’altro mi pare che al prossimo Sanremo porti proprio una canzone di Bianconi). Perché sono originali nel loro mix di riferimenti (musica elettronica, canzone d’autore). Perché sono malinconici, ma ti fanno canticchiare. Perché mi piacciono, nonostante all’inizio non me li fossi filati più di tanto. Mi sbagliavo.
Quindi, in una parola, cassettina.
- Cin Cin
- Io e te nell’appartamento
- Andarsene così
- Il corvo Joe
- L
- Bouquet
- Noi bambine non abbiamo scelta
- Alfredo
- Love affair
- Piangi Roma
Lo so, così di getto mi son venute solo quelle lente e un po’ tristi.
Ti sei mai fatto di crack?
La vicenda Morgan mi ha molto colpito. Eh sì, come no. Addirittura niente Sanremo, eccerto si fa di crack, scherziamo? Niente Sanremo, semmai in comunità, si faccia aiutare. Altro che Sanremo, che esempio per i giovani! Cattivo maestro! Ipocriti. Ma poi, Morgan è un cantautore, mica un modello per i giovani. E’ un artista, mica un parlamentare. Va beh. Voglio dire, sarò strano io, il mio mito di adolescente era John Lennon, ma volevo scrivere canzoni come lui, mica volevo picchiare la mia ragazza, diventare un eroinomane, sposare un’artista giapponese.
La smentita del buon Castoldi poi è patetica e ipocrita quanto lo stracciarsi le vesti della solita pletora di parlamentari che, mentre paravano il culo al Presidente del Consiglio votando il legittimo impedimento, evidentemente non potevano fare a meno di occuparsi di Morgan. Bene.
Comunque. Da quando ho letto la notizia, ho in mente questo pezzo degli Snaporàz, che ascoltavo tantissimo svariati anni fa. Ma che fine hanno fatto gli Snaporàz? mi divertivano parecchio. Va beh, continuo a canticchiarmela.
(Ah, con questa grottesca storia mi sa che ci siamo giocati l’unico pezzo decente del prossimo Sanremo)
Commenti recenti