13 Settembre 2008...8:49 pm

La morte di Wallace.

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Ci sono notizie che ti colpiscono come un improvviso cazzotto sul naso e non sai bene perché. David Foster Wallace morto, impiccato, suicidio.

Io di Foster Wallace non sono ancora riuscito ad andare oltre le cento pagine del suo Infinite Jest, colpa mia, non sua. I libri che da tanto tempo hai in programma di leggere, direbbe Calvino. Poi ho preso la raccolta di racconti, Oblio, e non ho ancora letto nemmeno quella. I libri che ti ispirano una curiosità improvvisa, frenetica e non chiaramente giustificabile, direbbe Calvino. E prima o poi, forse a giorni, sull’onda dell’emozione, anche Considera l’aragosta sarà fra le mie mani. I libri che vuoi avere per tenerli a portata di mano in ogni evenienza. Ho letto invece Brevi interviste con uomini schifosi e stralci di Una cosa divertente che non farò mai più. Abbastanza per rotolarmi per terra e, come posseduto, celebrare a gran voce la straordinarietà di Wallace. Non so perché la notizia mi abbia colpito così, forse per quel suo Infinite Jest che mi guarda promettente dallo scaffale in cui l’ho riposto, che ho fortemente voluto in edizione Fandango (l’Einaudi non era abbastanza fighetta) per rovinarne poi la splendida copertina curata da Toccafondo dopo due soli giorni dall’acquisto. Foster Wallace era uno di famiglia praticamente. Si, adoro Wallace, è un genio, grandissimo davvero, il migliore, dopo De Lillo, insieme a De Lillo, Infinite Jest è un capolavoro, te lo presto, prima o poi lo leggerò anche io.

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