Wind of change. (1989 – 2009)

Stavamo mettendo su una band, la mia prima band, e ci mancava il batterista. Arriva mio fratello e mi fa “ne ho sentito uno bravo a scuola, provatelo”. Che suonava, chiedo? “Gli Scorpions. Wind of change.”. Va beh. Comunque ci serviva, alla fine l’abbiamo preso.
9 novembre 1989, cade il Muro di Berlino. Mi sembra la canzone perfetta per celebrare il ventennale dell’evento. Perché i Pink Floyd di The Wall sarebbero troppo pretenziosi e, forse, un po’ scontati. Perché Berlin di Lou Reed è un capolavoro assoluto, ma non c’entra niente, diciamo la verità. Perché Alexander Platz…beh sì, Alexander Platz poteva andare.
Wind of change degli Scorpions (1990) è semplicemente perfetta per l’occasione, perché celebra quel vento del cambiamento che si respirava in quegli anni e perché, sinceramente, se non ne parlo ora non credo succederà mai più. Avevo un greatest degli Scorpions in cassetta, non originale, l’avevo doppiato, in ogni caso son stati numerosi gli ascolti, sicuramente più di quanto meritassero. Sì, era un greatest di ballate mi pare. Di questo pezzo mi piace l’intro comunque, ancora oggi. Appiccicosa come poche, e non è un complimento, sia chiaro.

~ di mrmontag su 9 Novembre 2009.

9 Risposte to “Wind of change. (1989 – 2009)”

  1. Senza voler togliere nulla agli Scorpion (che fra l’altro sono di Hannover) credo che i tedeschi considerino questa la canzone simbolo della caduta del muro http://www.youtube.com/watch?v=30veJxrgX6I

  2. Senza voler togliere nulla al commento di prima, si chiamano Scorpions e non Scorpion, e per altro chi se ne fotte se sono di Hannover. Ah, l’anonimo ero io. E il precedente commento non era di nessuna utilità.

  3. grazie compare, ho apprezzato molto il tuo commento…rimette tutto nella giusta prospettiva…grazie

  4. si in effetti è la canzone più appropriata per l’evento in questione,anche se è uscita nel settembre del 90 ed il testo è dedicato alla città di Mosca dove il gruppo aveva suonato nel settembre dell’89

  5. Ahi ahi ahi caro amico.
    Riconosco il valore simbolico della canzone ma per quanto mi riguarda gli Scorpions finiscono con BlackOut.
    L’album della svolta iper-commerciale, quello che trasformò il loro discreto kraut-hard-rock in pop-metal per le masse statunitensi.
    Nel mio lettore restano sempre Tokyo Tapes (leggendario live con Uli Jon Roth alla solista) e i primi album dal 1972 al 1979 (Lovedrive, dove si avvertivano già i preoccupanti segni del cambiamento prossimo a venire).

  6. non so se il mio orecchio sia ancora pronto a riscoprire gli Scorpions, ti faccio sapere

  7. Ti do una dritta: Polar Nights da Tokyo Tapes.
    Poi vedi se sei pronto.:-)

  8. beh, se mi indichi una rotta così precisa non posso che seguirla… :-)

  9. non male lo ammetto, davvero non male…

Lascia un commento