I Gomez sono una fottuta meravigliosa band.
[Track 135] Our goodbye – Gomez
[Track 134] Everybody’s on the run – Noel Gallagher
Sì, insomma, va beh, Noel Gallagher.
[Track 131] Royal Blue – Cold War Kids
Coi primi freddi stagionali – e sì che abbiamo superato la metà di novembre, oh signora mia com’è cambiato il tempo, com’è cambiato – affidarsi a una band californiana può sembrare scontato, ma in fondo chissenefrega.
[Track 127] Destroyer of the void – Blitzen Trapper
La Sub Pop ha un fiuto eccezionale per il talento. L’anno scorso ha pubblicato un album molto bello, di una band che anche io avevo sottovalutato: i Blitzen Trapper.
[Track 112] Junk of the heart (Happy) – The Kooks
Sì va beh, mo’ non è che io voglia a tutti i costi dimostrare che quella del terzo album è una maledizione vera e propria, che si realizza con una certa costanza e che quasi si trasforma in regola, con le dovute eccezioni.
[Track 111] Days are forgotten – Kasabian
La strepitosa esibizione all’I-day e una serie di ripetuti ascolti mi stanno a poco a poco convincendo che i Kasabian, ancora una volta, hanno fatto centro.
[Track 107] Stay young, go dancing – Death Cab for Cutie
Per quanto mi riguarda, un sottile pregiudizio serpeggiava nei confronti dei Death Cab for Cutie.
[Track 103] Post break-up sex – The Vaccines
Pare – pare perché il loro comunicato in realtà non lo dice – che i Vaccines abbiano cancellato la data a Bologna per l’Indipendent Day.
[Track 102] The Original – Incubus
Se fare dell’ottimo rock fosse semplicemente scrivere belle canzoni avremo davanti l’album dell’anno, forse del decennio. Gli Incubus hanno buttato giù un gioiellino niente male, pieno di – né più né meno – belle canzoni.
[Track 101] Cave song – Wu Lyf
Hollies, Joy Division, Smiths, Stone Roses. E poi Oasis e Chemical Brothers, per dire. Manchester ha qualcosa se sforna tutta questa roba.
[Track 100] If not now, when? – Incubus
Se non ora quando è lo slogan più fastidiosamente virale dai tempi di “senza se e senza ma” e “un altro qualcosa è possibile”. Non se ne può davvero più.
Ma If not now, when? è anche il titolo dell’ultimo album degli Incubus. Sui quali ho solo tre cose da dire.
[Track 99] Robot – Heike has the giggles
Apriranno l’Indipendent Day del prossimo 3 settembre, vengono da Ravenna e si chiamano Heike has the giggles, che comunque è un bel nome.
[Track 96] 1996 – The Wombats
All’inizio credevo mi sarebbe passata subito – pezzi orecchiabili certo, ma non mi avrete, pensavo - e invece decisamente meglio ad ogni ascolto, questi Wombats da Liverpool.
[Track 95] Under the stars – Morning Parade
Sulla locandina dell’Indipendent Day sono indicati come sesto gruppo, il meno importante quindi. Il 3 settembre a Bologna, si esibiranno insieme a Wombats, Vaccines, Kasabian, White Lies e, ovviamente, Arctic Monkeys.
[Track 93] Mr Driver – Black Lips
Suonare low-fi è complicato, suonare bene low-fi, intendo. Suonare rozzi non è roba da tutti, anche se può sembrare. Ci vuole talento, perché lì si vede subito se fingi, se non c’è onestà. E’ così.
[Track 91] June hymn – The Decemberists
Ho dimenticato l’iPod a Bologna. Io. Non riesco ancora a capacitarmene, perché i miei bagages sono solitamente allestiti a partire dalla principale fonte di musica, in questo caso l’iPod.
[Track 90] Reckless Serenade – Arctic Monkeys
Meno adrenalinici del solito, vagamente più riflessivi, col passo più lento rispetto al passato e un debito maggiore verso certe sonorità Sixties, gli Arctic Monkeys calano il poker e suonano ancora meravigliosamente.
[Track 80] Stuck on the puzzle – Alex Turner
Per chi ha una assidua – ed evidentemente perversa – frequentazione con questo blog non è una novità. Il sottoscritto considera gli Arctic Monkeys il gruppo più cazzuto degli ultimi anni (diciamo gli ultimi cinque o anche gli ultimi dieci).
[Track 74] La carezza del Papa – Virginiana Miller
Non guardo mai Parla con me, la Dandini mi sta sul culo e Vergassola ormai indovina qualche battuta solo perché grazie al cazzo anche io se ne dico cento due sono buone. Certo, spesso c’è Elio, ma tanto l’indomani lo trovo su youtube, quindi.
[Track 73] Jump into the fog – The Wombats
Prendono il nome da un marsupiale australiano, vengono da Liverpool come i Beatles, sono adrenalinici come le scimmiette artiche e strizzano l’occhio a certo synth pop anni Novanta.
[Track 72] Dead American Writers – Tired Pony
Lei continuerà a negarlo, ma l’unica ragione per cui una mia cara amica è arrivata a conoscere i Tired Pony prima di me è che da fan dei REM resa esausta dal loro continuo riciclare se stessi, ha cominciato a seguire tutti i progetti alternativi dei vari membri, per capire se lontano da Michael Stipe abbiano ancora vita e creatività e uno straccio di idea.
[Track 68] Contact high – Architecture in Helsinki
Come si dice in questi casi, non è che sia propriamente il mio genere. E probabilmente non siamo nemmeno di fronte a un capolavoro.
[Track 65] Rolling in the deep – Adele
La vedo e penso a Mama Cass. Perché è bella, decisamente più bella di Mama Cass, ma come lei non ha il fisico giusto. Passano i suoi video e non è certo per la sua avvenenza che resti senza parole. Ma ci resti, senza parole.
[Track 57] Acqua che scorre – Daniele Silvestri
Daniele Silvestri e il suo nuovo album. Il punto non è che l’album è brutto, anzi. Il punto è che l’album è già sentito, superfluo. Ma forse Silvestri è sempre stato così e io ero solo più giovane e meno esigente.
[Track 51] Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair – Arctic Monkeys
Quando fra dieci anni staremo qui – o da qualche altra parte – a parlare di musica, sono quasi certo che parleremo ancora degli Arctic Monkeys. E’ una sensazione che, per quanto possibile, va oltre il gusto personale.